“Disimparare è difficile” disse lo straniero scuotendo il capo. “Noi dobbiamo essere disposti a fare spazio al nuovo lasciando andare il vecchio; e non stiamo parlando di cose come allacciarsi le scarpe, stiamo parlando della fondamentale comprensione di chi noi siamo. Ognuno di noi.”
“E tu lo hai fatto?” chiese il giovanotto.
“Non ancora.”
“Perché? Non ne vedi il valore?”
Lo straniero fece per parlare e si bloccò. Emise un profondo sospiro. “Penso che la donna abbia ragione riguardo a quel bilanciamento delle cose. Io non sono del tutto pronto a rinunciare alle vecchie complessità che mi circolano nella mente e nel cuore. Ho ancora da giocare il gioco della sopravvivenza. Ho ancora bisogno di vivere in alcune varianti delle convenzioni sociali. Non posso rinunciare a tutto quello in un solo momento come per magia” e fece schioccare le dita con un forte suono secco.
Il giovane depose la sua tanica sul terreno, segnalando di avere intenzione di fermarsi ancora per un po’. “Ma ha senso per te?”
Lo straniero rimase in silenzio e incrociò le braccia, come a riflettere seriamente sulla domanda. “Diciamo solo che sono aperto alla cosa, e che le parti a cui non sono aperto dovranno aspettare. Inoltre, secondo la donna, io questo già lo so. È soltanto una memoria che devo rammentare. Quando sarò pronto, il ricordo sarà ancora lì.”
–– Sotto l’albero, James Mahu ––https://moci.life/writings/atthewell/